ANCORE SILENZIOSE
Ci sono momenti nella vita in cui ci sentiamo come una barca in mezzo al mare: continuiamo a navigare, ma il vento cambia improvvisamente direzione, le onde si alzano e l’orizzonte sembra più distante del solito. Circostanze in cui non ci serve qualcuno che prenda il timone al posto nostro, ma qualcuno che salga a bordo, anche solo per un tratto, e ci aiuti a ritrovare l’equilibrio.
Un abbraccio, una carezza, una parola gentile, arrivano come mani esperte che trattengono la barca mentre il mare si agita: piccoli gesti che non eliminano la tempesta, ma permettono all’anima di non essere travolta. Il contatto affettivo e la vicinanza delle persone significative attivano sistemi di sicurezza, regolano l’emotività e ci ricordano che ce la possiamo fare ad affrontare il viaggio.Eppure, spesso fatichiamo a chiedere presenza e vicinanza, come se ammettere il bisogno fossero segnali di incapacità e fragilità. In realtà, riconoscere quando serve un sostegno è parte della navigazione stessa. Nessun marinaio affronta il mare contando solo sulle proprie forze: la rotta si costruisce anche grazie alle mani che tengono le vele, alle voci che rassicurano, ai compagni che restano accanto quando il vento cambia.Perché in alcuni momenti non abbiamo bisogno di qualcuno che ci dica dove andare, ma abbiamo bisogno di qualcuno che resti con noi, finché il mare non torna calmo e la vela può tornare a prendere il vento.

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