DOPO TUTTO QUELLO CHE HO FATTO PER TE
“Dopo tutto quello che ho fatto per te!”
Quante volte, da genitori, ci siamo sorpresi a pensarlo, o s dirlo, davanti a un figlio che sembra non capire, non apprezzare, non restituire.Quella frase, così carica, non parla solo di rabbia o di frustrazione, è l’espressione di un amore che si sente invisibile, di un bisogno non riconosciuto: “Vedi quanto ti amo?” nascosto dietro un rimprovero.Eppure la crescita emotiva passa proprio attraverso la discontinuità emotiva, il lasciare che il bambino prima, l’adolescenza poi, si separi, si differenzi, persino deluda.È in quella distanza che il figlio costruisce la sua autonomia e che il genitore può trasformare il proprio “ho fatto tanto per te” in un più consapevole “l’ho fatto anche per me, l’ho fatto con te, per accompagnarti, non per ricevere in cambio.”Essere genitori significa amare senza garanzie di ritorno, ma anche imparare a riconoscere i propri bisogni affettivi, a dar loro voce in modo adulto, senza caricarli sulle spalle dei figli.Spesso dietro quelle parole c’è il bisogno silenzioso di sentirsi riconosciuti, di sapere che tutto quel fare, quel dare, quel preoccuparsi, aveva sensoe che siamo stati, almeno un po’ “sufficientemente buoni”, come direbbe Winnicott.
Che, dopo tutto, abbiamo fatto la cosa giusta.

Speak out
No Comments
Leave a comment