Settembre tra ritorni e ripartenze

Settembre, da sempre il mese dei ritorni e delle ripartenze.
Un tempo dal doppio volto: per alcuni è malinconia e disorientamento, per altri è sollievo e ritrovata stabilità.
Un tempo sospeso che ci riporta lentamente, e talvolta bruscamente, alla quotidianità.
Per molti, il rientro al lavoro rappresenta una piccola frattura interna: si interrompe il tempo dell’eccezione, si riaccendono ritmi, doveri, attese.
E non è raro che questa ripartenza porti con sé un senso di malinconia, disorientamento, fatica.
Un piccolo trauma, sottile, ma reale, che racconta del bisogno di rallentare, della difficoltà a reintegrare sé stessi nei ruoli e negli spazi consueti dopo una parentesi di apparente libertà.
Ma c’è anche un altro volto, più silenzioso, che spesso resta nell’ombra.
È quello di chi vive il tempo delle vacanze come uno spazio vuoto, privo di riferimenti, di relazioni, di contenimento.
Per alcune persone, le ferie non sono un tempo di riposo, ma un tempo di sospensione.
Senza gli impegni quotidiani, senza la rete di contatti e di significati che la routine offre, può emergere un senso di solitudine, di smarrimento, a volte persino di dolore, cosicché il ritorno alla vita ordinaria rappresenta una forma di sollievo: la ripresa di ritmi che strutturano, la riaccensione di legami, la possibilità di ritrovare un senso di appartenenza.
La quotidianità, tanto temuta da alcuni, può diventare un’ancora per altri.
In psicoterapia, invece questo tempo di passaggio può rivelarsi prezioso, offrendo l’occasione per osservare come ci mettiamo in relazione con il vuoto, con la pausa, con la solitudine, ma anche con l’impegno, la responsabilità e il legame.
Per alcuni è difficile fermarsi, per altri è difficile ricominciare.
Per tutti, settembre potrebbe essere un tempo per ascoltarsi più a fondo e chiedersi:
Cosa cerco davvero nel mio tempo?
Cosa mi sostiene, cosa mi manca, cosa mi appesantisce?
Non c’è mai una sola verità : c’è la complessità della nostra umanità, che si muove tra desiderio di libertà e bisogno di struttura, tra la fatica della ripresa e la consolazione del ritrovare sé stessi in ciò che conosciamo.