LA VIOLENZA INVISIBILE : TRA MANIPOLAZIONE LEGALE ED EMOTIVA

Esistono forme di violenza che non lasciano lividi, ma scavano ferite profonde nell’anima, si esprimono attraverso la distorsione delle relazioni, l’abuso del potere e l’uso strumentale delle istituzioni, della legge. È quella violenza silenziosa, sottile, quella che agisce nei silenzi, nelle omissioni, nei rinvii, nelle azioni apparentemente “legittime”, ma profondamente distruttive sul piano psicologico.

Una delle espressioni più subdole di violenza emerge nel contesto della separazione coniugale conflittuale, quando un genitore utilizza i figli come mezzo per punire o controllare l’altro.Il conflitto, che in teoria dovrebbe chiudersi con la fine della relazione, si trasforma in una guerra post-separativa che può durare anni: una guerra combattuta con armi fatte di lentezza, manipolazione, accuse e cause ripetute, richieste economiche sproporzionate, ostacoli nella comunicazione e assenza di collaborazione genitoriale.Una finalità che non riguarda la tutela del minore o la ricerca della giustizia, ma il mantenimento di un legame di dominio sull’ex partner.Una forma di violenza psicologica che utilizza il diritto e le istituzioni come strumenti di persecuzione, dove il messaggio sottostante è: “IO CONTINUERÒ AD AVERE POTERE SU DI TE , ANCHE DOPO LA FINE DEL NOSTRO LEGAME, FINO A DISTRUGGERTI”.Un comportamento che esprime dinamiche narcisistiche o persecutorie, in cui l’altro viene percepito non come persona, ma come oggetto da controllare o distruggere, spesso perché ha avuto il coraggio di andarsene e di riprendersi la vita.Così i figli si trasformano in una potente arma da usare contro l’altro, un grave atto di strumentalizzazione affettiva, esposti a un costante clima di tensione e lealtà divisa.Una forma di violenza “legale” che svuota ancora una volta la vittima di risorse economiche, energetiche ed emotive, alimentando vissuti di impotenza, frustrazione, logoramento; una modalità disfunzionale che genera traumi complessi, sintomi ansioso-depressivi, ed anche una progressiva perdita di fiducia, nelle relazioni e nelle Istituzioni che invece dovrebbero tutelare, assistere e proteggere.Lasciando così nell’illusione che la forma legale coincida con la giustizia, e che il rispetto delle procedure sia sufficiente a garantire l’assenza di violenza.Solo restituendo visibilità a ciò che è invisibile possiamo iniziare a interrompere il ciclo della violenza, anche quando si traveste da giustizia, smascherando così l’inganno di una legalità che si pretende neutra, ma che spesso perpetua le stesse ingiustizie che dovrebbe correggere.