Il coraggio di restare responsabili

Nella vita accade spesso di inciampare, di non riuscire, di fallire. È un’esperienza che a volte ci mette a nudo, che va a minare la nostra identità, il nostro valore. Di fronte all’errore, capita che cerchiamo rifugio nella giustificazione o nella colpa altrui, come se individuare un responsabile esterno potesse alleviare il peso del proprio limite.

Ma è proprio in quel momento che si gioca qualcosa di essenziale: la possibilità di crescere.Interessante un pensiero di Burroughs: “Un uomo può fallire molte volte, ma non diventa un fallimento finché non comincia a dar la colpa a qualcun altro.”

Parole che ricordano come il vero fallimento non sta nell’errore in sé, ma nella rinuncia alla responsabilità. Attribuire agli altri ciò che ci accade ci priva del potere di trasformarlo. È come se, in mezzo al mare, lasciassimo che fossero il vento o le onde a decidere per noi la direzione del viaggio. Ma la vita, come una barca, ha bisogno sempre di avere una mano sul timone, perché possiamo perdere la rotta, subire correnti contrarie, ma finché restiamo al comando, c’è sempre la possibilità di ritrovare l’equilibrio e proseguire il cammino.Riconoscere la propria parte, invece, è un atto di forza e di libertà, è accettare di guardarsi con sincerità, senza giudizio, ma con la volontà di comprendere e di cambiare. Così ogni caduta, ogni mare mosso dell’esistenza, può diventare non la fine di qualcosa, ma l’inizio di una nuova possibilità di essere.